L’attività neurologica

Lamberto Longhi si inserisce in questa area di studio e di ricerca, impostando una interpretazione delle attività neurologica e psichica, attività che rappresentano in maniera evidente il comportamento umano, allo scopo di proporre una lettura al di là di un’esclusiva prospettiva fisico – atomistica ed indirizzata a coglierne le strutture ed i significati originari. Di fatto, le funzioni neurologiche fondamentali, relative alla stazione eretta al movimento, ed alle attività senso-percettive sembrano realizzare le configurazioni fondamentali dell’“Esserci” heideggeriano, come “ presenza affaccendata“ (Das besorgende Dasein) ed originariamente protesa nel rapporto con il mondo e con gli oggetti, mediata dal ciclo strutturale costituito da movimento e senso-percezione. In tale prospettiva, anche la clinica neurologica deve intendere il “sintomo“ come “momento di un alterato rapporto del soggetto con il Mondo” sintomo che manifesta un disturbo dell’affaccendamento esistenziale del soggetto (L. Longhi: Neuropsichiatria – p.p.1 – 82). In “Introduzione ad una neurologia fenomenologica” (pp. 1-2) L. Longhi sintetizza i fondamenti di questa interpretazione , specificando che il rapporto tra io e mondo, io-oggetto, deve essere considerato proprio nella prospettiva antropologico – esistenziale del “Dasein“ di Heidegger, inteso come rapporto ontologico per le forme dello psichico e del somatico che acquistano quel significato che lega in una stessa linea tutte la varie apparenze dell’oggetto: dal semplice ed apparentemente elementare stimolo reflessogeno a quello del simbolo operativo matematico.
L’attività nervosa va vista allora, in senso non statico ma dinamico, anche nella patologia neurologica quindi, si puo’ cogliere una modalita’ diversa del continuo strutturare il “rapporto con il proprio ambiente” (L. Longhi : Neuropsichiatria ).
A conclusione di questo paragrafo, è importante citare una considerazione in merito all’attività riflessa, colta già dai neurofisiologi classici al di là di una mera visione reflessologica , e cioè come attività già inerente l’economia del rapporto tra organismo e ambiente. Quindi, nei riflessi, negli automatismi motori, nei riflessi di approntamento ed in quelli del “volgersi a…“ ( motilita’ oculare e del capo ) e nell’ “appoggio ottico all’ambiente“ (nistagmo ottico-cinetico), è presente una capacita’ dell’organismo medesimo di cogliere il proprio “spazio” e di denotarlo con i propri “segni“, dai più semplici a quelli più complessi. In questa prospettiva pertanto, il comportamento dell’organismo manifesta già una valenza psichica, capace di trascendere fino alla conoscenza scientifica… . (L. Longhi: Il segno psicopatologico pp. 13 – 14).